- Mulinelli da collezionare




C
ollezionare mulinelli da pesca è una grande passione. Si inizia col rovistare in cantina tra i mulinelli del nonno e si continua rastrellando negozi e laghetti frequentati da vecchi pescatori. Si allargano poi le ricerche ai mercatini d'antiquariato fino ad arrivare a percorrere anche parecchi chilometri in macchina per andare a raduni specializzati in vari Paesi d'Europa o a casa di collezionisti sparsi per il mondo. A questo punto, però, occorre fare una selezione del materiale raccolto e avere soprattutto un certo criterio nel fare acquisti, raccogliendo mulinelli ad esempio solamente di certe ditte, o di determinati Paesi o con una meccanica interna specifica. Altro criterio interessante può essere quello di collezionare mulinelli importanti dal punto di vista storico per la meccanica o per le innovazioni che hanno portato. Questo è anche un buon consiglio per non riempirsi la casa di oggetti con il rischio di collezionare tutto quello che troviamo in giro. Una collezione interessante si può creare raccogliendo mulinelli di vari Paesi che hanno portato innovazioni nella meccanica e vedere tra essi quali siano le somiglianze, a volte di difficile interpretazione, sia tecniche che estetiche. Un esempio è la somiglianza tra i famosi "Altex" della ditta inglese Hardy e gli italiani "Major Asso " e "Crebbia". Gli Altex furono introdotti sul mercato inglese nel 1932 in due versioni: il N° 1 (più piccolo) e il N° 2. Il N° 3, più grosso degli altri , fece la sua comparsa nei cataloghi Hardy tre anni dopo. Questo brevetto, molto importante per la meccanica rivoluzionaria, fu depositato il 29 Febbraio 1932 negli uffici di Chancery Lane a Londra con il numero 380939. I primissimi modelli avevano la parte finale rialzata denominata "Duck" e sono ormai introvabili se non a prezzi molto alti. Originalmente venivano venduti in una scatola di resina con le istruzioni e una piccola chiave inglese per la manutenzione, più avanti in una sacca di stoffa verde scura. Gli "Altex" di serie erano verniciati in grigio scuro sul corpo del mulinello ma esistono alcune eccezioni come i modelli cromati o verniciati di altri colori: Questi modelli particolari sono difficili da datare perché non venivano quasi mai indicati nei cataloghi Hardy. Gli "Altex" venivano costruiti con la massima cura, avevano solitamente due o tre oliatori e i primi avevano la bobina in bakelite. La meccanica interna era progettata in modo semplice ma funzionale come del resto quasi tutte le marche inglesi. A questo punto osserviamo i mulinelli italiani torinesi "Major Asso " e i milanesi "Crebbia" . Questi mulinelli, risalenti al periodo degli "Altex", sono costruiti con un'ottima meccanica interna ed esteriormente è palese la somiglianza con quelli inglesi, anche se un po' meno raffinati nelle finiture. La mancanza di notizie precise sul periodo di costruzione degli italiani ci pone subito il quesito: saranno stati gli artigiani italiani a prendere spunto dagli inglesi o viceversa? Personalmente credo che la risposta sia nella prima ipotesi, anche perchè la Hardy esportava moltissimo materiale in quegli anni, ma non si può esserne certi. Altra somiglianza tra mulinelli italiani ed inglesi è fra il famoso Allcock "Felton" e gli italiani "Torino I" e "Torino 2". Qui la somiglianza non è estetica ma meccanica, infatti l'avvolgimento del filo in modo elicoidale, dato da un movimento della bobina inclinata rispetto al corpo del mulinello, è molto simile tra i due modelli. L'Allcock "Felton" fu brevettato il 2 marzo del 1935 con il numero 437502 e la distribuzione iniziò nel 1936 con un modello a mezz'archetto verniciato in nero. Attraverso vari modelli, modificati rispetto all'originale, si arrivò nel 1950 a un nuovo brevetto, questa volta ad archetto intero ed una verniciatura martellata color grigio chiaro. La produzione del "Felton" fu smessa nel 1962. Un altro mulinello italiano grazioso che ha un movimento che ricorda il "Felton" e con la bobina in bakelite inclinata è il "Nautilus B1". Questo veniva prodotto negli anni Cinquanta da una ditta di Mantova che oggi produce irrigatori (per gli appassionati comunichiamo che siamo già stati in quella ditta acquistando il poco materiale rimasto). Un altro esempio e il modello "Ideal" della Spem . Qui non solo gli artigiani italiani ma anche francesi e tedeschi devono molto al brevetto di G.R.Holding del 1870. Questo metodo costruttivo segna il passaggio dal mulinello a bobina rotante a quello a bobina fissa. Il grande successo commerciale di questo modello è pero della Malloch con il suo "Sidecaster", brevettato il 3 settembre 1884 con il numero 11969. Questo recupero aveva la bobina reversibile a seconda del lancio o del recupero della lenza. La rotazione della bobina era praticata a mano nei primi modelli e da uno scatto meccanico nei successici. Purtroppo i primi sono sempre più difficili da reperire perchè il guidafilo, in ottone come il resto del mulinello, era abbastanza fragile e solitamente quelli sul mercato sono restaurati. E' comunque un bellissimo pezzo da collezione, i primi hanno il pomello in avorio e le misure da salmone pesano circa 300 grammi. Distinguere la paternità dei vari modelli è più facile se si tratta di mulinelli molto antichi perchè con il passare del tempo le grosse ditte hanno iniziato a produrre semilavorati, se non addirittura mulinelli interi, per altri marchi o distributori. Un esempio lampante è il caso della Zangi, ditta che negli anni Ciquanta, fabbricò una parte dei suoi modelli con il marchio "Ted William", distributore di articoli da pesca in America e Inghilterra. Questo Tipo di collezionismo trova sempre più appassionati e aiuta spesso a capire le tappe fondamentali dell'evoluzione dei mulinelli da lancio. Concludiamo dicendo che, se in moltissimi casi il prezzo di un mulinello si abbassa di valore dopo l'acquisto, non è il caso di un mulinello antico. Capita infatti di acquistare recuperi antichi che con il passare del tempo acquistano valore.

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