Il Museo della pesca di Caslano

Sullo splendido lago di Lugano, a Caslano, nel Canton Ticino (Svizzera), sorge uno dei quattro musei della pesca di questo Paese. Inaugurato il 27 marzo 1993, questo museo naque per una strana coincidenza. Furono ritrovate per caso due grandi casse che contenevano vecchia attrezzatura da pesca, così Marco Chiesa, appassionato pescatore e collezionista, si diede da fare per iniziare ad allestire un museo della pesca. Questa idea fece scattare nella gente del posto la ricerca nelle proprie case di vecchi oggetti da pesca ed in poco tempo furono ritrovati numerosi reperti importanti. La zona del lago di Lugano, infatti, come sappiamo, ha una tradizione storica di pesca con la barca. Le notizie più antiche si hanno già nell'epoca romana. Sono stati ritrovati, infatti, arpioni in bronzo per la pesca delle anguille e fiocine prodotte con corna di renna, proprio alle pendici del monte Generoso in località Melano. Se vogliamo ripercorrere brevemente le tappe della gestione delle acque, scopriamo che anticamente, per quanto riguarda la regolamentazione dei diritti di pesca, dalla dominazione romana fino all'invasione dei barbari, l'esercizio nel lago doveva essere libero. Solo nell'ultimo periodo di dominazione longobarda si inizia a parlare di dazi e tasse. Nel lontano 808, Beregario I° lasciava un documento ai monasteri della Pusterla per un diritto di pesca con regolamentazioni precise sul prelevamento di pesce dal lago. Nel secolo XVII l'appalto annuo per la pesca nel lago di Lugano fruttava 1200 denari alle casse dei Patrizi. Le famiglie rivierasche più ricche si accaparravano le privative su grosse fette del lago ed avevano anche i diritti per la costruzione di peschiere per le anguille, pesce che fu di fondamentale importanza nell'economia di questa zona. L'importanza della pesca era anche dovuta al fatto che in vicinanza del lago le terre coltivabili erano poche e spesso devastate da alluvioni, inoltre il pascolo era scarso a causa della rigogliosa vegetazione della zona. La pesca fu l'unica forza di sostentamento per molti abitanti, e per questa ragione ci furono lotte sanguinose per riuscire ad impadronirsi delle zone migliori. Non tutti i pescatori possedevano una barca, nascevano così associazioni professionali durature, con aiutanti fissi e leggi di spartizione ben stabilite. Lo stipendio era pagato in natura e l'assegnazione del pesce all'aiutante veniva chiamata "gentilezza". Di regola un terzo del pescato serviva per pagare la barca e le reti, un terzo rimaneva al padrone e un terzo all'aiutante. Per quanto riguarda le attrezzature da pesca, sappiamo che alcune innovazioni tecniche furono vietate. Di conseguenza, se un pescatore teneva in casa attrezzature vietate poteva essere perseguito, e in alcuni casi si arrivava anche alla confisca e alla distruzione delle barche e degli arnesi banditi. Il pescatore di lago era comunque una persona corretta e pacifica, che viveva quotidianamente a contatto con la natura , tramandandosi l'esperienza di padre in figlio, con un rispetto innato per il lago. Le limitazioni di catture erano dettate dal buon senso, così come il rispetto per i colleghi. La vecchiaia del pescatore era, di regola, molto più serena di quella di altri lavoratori, fino allo stremo delle forze egli poteva continuare le sue uscite sul lago, magari aiutato dalle generazioni più giovani che si accollavano le fatiche più dure. Quasi inavvertitamente il vecchio lupo di lago passava dai lavori più pesanti a quelli più leggeri, arrivando perfino a pescare con la canna, da lui poco utilizzata e quasi disprezzata in gioventù. Fino alle ultime uscite restava pur sempre il capo barca, impartendo ordini e consigli, frutti dell'esperienza di una vita. Un documento interessante del 1636 spiega come i pescatori della zona erano tenuti a rifornire quantitativi minimi al mercato del pesce di Lugano, con sanzioni pesanti per chi non riusciva a soddisfare la richiesta. I metodi di pesca più usati erano la tirlindana e la rete, quest'ultima con limitazioni precise. La vita di questi pescatori è ben raffigurata all'interno del museo, con numerose ed affascinanti fotografie in bianco e nero. Il museo è all'interno della casa Attinger, al centro del paese di Caslano, in via Campagna. Anche se ben arredata, questa sede dovrebbe essere provvisoria, in quanto il comune sta ristrutturando una antica fornace dove il museo dovrebbe trovare la sua sistemazione definitiva. Un grande aiuto all'organizzazione di questo museo è stata data da Franco Chiesa, appassionato collezionista che, con una campagna di informazione, si è trovato a catalogare più oggetti di quanto si potessero ospitare all'interno del museo. L'ufficio cantonale dei musei ha consigliato un aggancio al museo regionale del Malcantone per necessità di organizzazione. Il museo, rimane aperto da Aprile ad Ottobre il Martedì, Giovedì e la Domenica dalle 14,00 alle 17,00. Nel cortile esterno alla casa è stato allestito un portico dove sono alloggiate alcune barche da pesca antiche ancora in ottimo stato e con tutta l'attrezzatura originale (tirlindane e reti). L'interno è diviso in otto ambienti. Al piano inferiore sono esposte le attrezzature locali per la pesca in lago con moltissime tipologie di reti e attrezzi per la loro costruzione e manutenzione. Una bella collezione di monete antiche con raffigurazioni di pesci e scene di pesca e ami in bronzo del periodo romano fanno bella mostra di se in una bacheca della prima sala. Un plastico che ricostruisce una famosa peschiera di anguille della zona completa il piano terra. Al piano superiore, in alcune stanze viene diviso il settore della pesca a mosca da quello con gli artificiali e troviamo inoltre un ottimo percorso informativo sulle specie di pesci autoctone locali. La stanza che racchiude le attrezzature locali, artificiali costruiti a mano, cucchiaini e pesciolini in legno, è notevole sia per la qualità dei pezzi che per la perfetta conservazione. Una buona collezione di mulinelli da lancio italiani e svizzeri completa la prima parte del museo. In una sala limitrofa si trovano alcune tirlindane d'epoca in legno e ottone, tra le quali vi sono anche esemplari molto antichi. Qui sono sistemate all'interno di luminose bacheche le cassette porta attrezzi da barca e alcune lenze fatte a mano, uniche nel suo genere. La zona era ricca di artigiani che producevano tutto il necessario per la pesca, lo possiamo capire dall'enorme quantità di attrezzatura per la costruzione di piombi per lenze e stampi per la produzione di artificiali, sia per la tirlindana che per la pesca con la canna. Il luccio è molto presente in questo lago e l'attrezzatura all'interno del museo lo testimonia pienamente. Oltre alle fotografie d'epoca che raffigurano pescatori con grosse prede, la ricercatezza dei pesciolini finti oltre a un buon numero di cucchiaini di grossa taglia occupano un notevole spazio all'interno delle varie vetrine. Come ci spiega il curatore del museo, il sig. M.Valente, molto materiale giace ancora in magazzino per necessità di restauro, ma soprattutto per la mancanza di spazio dove sistemarlo. La sala dedicata alla pesca a mosca è molto interessante. Oltre ad alcune mosche da trota molto antiche della Milward che non avevo mai visto, il museo è impostato in modo informativo con pannelli che spiegano come vengono costruite le canne in bambu esagonali e le mosche artificiali. Spesso queste sale sono visitate anche dai bambini delle scuole locali, che possono trovare qui esaurienti spiegazioni a livello didattico. La collezione di mulinelli da mosca e ottima, con pezzi rari arrivati da tutto il mondo. Perfino un Hardy "Perfect" del 1920 in ottime condizioni. Le altre sale sono dedicate ai pesci imbalsamati e una bellissima collezione di nasse in vari materiali conclude la visita. Le nasse esposte sono quasi tutte locali per la pesca delle anguille. Ricordiamo che la via centrale di Lugano, oggi sede dei più importanti negozi di orologi, si chiama via Nassa. In un'altra vetrina sono alloggiate alcune botticelle per il trasporto del pesce vivo. Oltre alle solite in mogano di origine austriaca, ve ne sono alcune artigianali e molto folcloristiche costruite assemblando scatole in latta. In un prossimo futuro verranno allestite altre due sale con oggetti usati per la pesca di frodo sequestrati dalle guardie forestali cantonali. Sicuramente il museo di Caslano è un esempio da seguire per tutti noi. La ricchezza di un tale museo, infatti, non è solo dovuta agli aiuti delle amministrazioni locali, ma soprattutto alla generosità di associazioni sportive e privati che hanno "appoggiato" parte delle loro collezioni private, con tanto di targhe di ringraziamento, affinchè tutti possano godere della vista di pezzi cosi interessanti che altrimenti rimarrebbero nascosti nelle case dei singoli collezionisti. Non mi rimane che consigliare una visita a questo splendido museo, che essendo a pochi chilometri dal confine italiano e situato in una così bella posizione, può essere meta di una gita in giornata.

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