I mulinelli automatici nella pesca a mosca

Il mulinello automatico, impiegato nella pesca a mosca ,è da sempre causa di innumerevoli discussioni all'interno dei club di pescatori: da una parte i tradizionalisti che vedono in ogni novità un elemento che limita la "sportività" nei confronti del pesce, dall'altra i pescatori disposti ad accettare l'evoluzione dei vari materiali e della tecnologia. Sicuramente i mulinelli semiautomatici e automatici fanno parte di un cammino nell'evoluzione della pesca a mosca e la storia del nostro sport sarebbe incompleta senza qualche parola su questi attrezzi. Inutile parlare dell'utilità di un recupero automatico, sia per l'avvolgimento della coda sia per le persone che vogliono recuperare la lenza con una sola mano, o per necessità o per comodità. La popolarità dei mulinelli automatici ha avuto un momento di grande successo negli anni Cinquanta, ma il peso spesso eccessivo di questi recuperi ha fatto sì che i pescatori a mosca preferissero solitamente i mulinelli tradizionali. Di conseguenza, a parte qualche eccezione, ci sono in giro molti vecchi e polverosi mulinelli automatici che aspettano solo di essere collezionati; da quelli dotati di un congegno insolito ai più ordinari e funzionali. Il primo mulinello automatico a mosca prodotto commercialmente fu costruito da Loomis, Plumb & Company di Syracuse, New York. Venne introdotto poco dopo che Francis Loomis ne ottenne il brevetto, il 7 dicembre 1880. Il famoso modello americano Yawman and Erbe, venne venduto parecchi anni dopo con un design basato sul brevetto di Loomis. I mulinelli Yawman and Erbe portano, come date del brevetto, il 28 febbraio 1888 e il 16 giugno 1891. Il brevetto del 1888 è attribuito a Phillip H. Yauman di Rochester, New York. L'invenzione di Yauman voleva essere un perfezionamento del mulinello da pesca descritto nel brevetto di Francis Loomis del 1880. Il testo del brevetto n° 378.565 (28 febbraio 1888) dice quanto segue: "…l'obiettivo è di fare un mulinello molto più efficace e durevole. Il rotismo planetario con moltiplicatore che viene impiegato nel mulinello mostrato nel suddetto brevetto (di Loomis) è in pratica soggetto a rotture, poiché le sue ruote dentate scattano o finiscono in folle a causa dell'azione della molla principale". Risulta chiaro che Yauman aveva problemi con prodotti difettosi che gli tornavano indietro e desiderava ridimensionare l'inconveniente. Nelle versioni seguenti, il mulinello Yawman & Erbe venne ulteriormente migliorato con l'aggiunta di una manovella ausiliaria, che permetteva al pescatore a mosca di applicare manualmente e all'istante, una maggiore tensione. Si poteva così avere, in ogni momento, la coda tesa. Nel 1915 circa Horrocks - Ibbotson Company di Utica, New York, divenne il successore al reparto mulinelli di Yawman & Erbe. Questi ultimi mulinelli Y&E sono marcati così e vennero prodotti da H&I per almeno altri 20 anni. Il nome più famoso nel campo dei mulinelli automatici è "The Martin Fishing Reel Company" di Mohawk, New York. Dalla sua sede iniziale a Ilion, New York, Herman Martin il 6 maggio 1891 fece domanda di brevetto per un mulinello automatico da pesca. Il brevetto n° 479.440 venne concesso il 26 luglio 1892. Martin ci fornisce un indizio su un'altra motivazione per l'uso del mulinello automatico e nel suo documento per la richiesta del brevetto afferma concisamente: "…quando il mulinello è applicato ad una canna da pesca la ruota ad avvolgimento è posta tra il mulinello e la detta canna, permettendo così al pescatore di azionare con agio il mulinello e prevenendo la possibilità di ferirsi alle mani (talvolta, infatti, nei mulinelli automatici la manovella colpiva le mani quando si allamava un grosso pesce)". Gli antichi mulinelli automatici certo "non spezzavano le nocche", però facevano sobbalzare i pescatori incauti - la molla, srotolandosi rapidamente, dava un colpo terribile. Fortunatamente la molla ed il rotismo erano per lo più protetti entro un robusto alloggiamento in metallo, pertanto le dita non venivano ferite, traumatizzate forse! La forma del mulinello automatico Martin più comunemente trovata dai collezionisti venne per la prima volta raffigurata nel terzo brevetto di mulinello di Herman Martin, del 30 novembre 1897. Martin aveva quattro modelli di base disponibili, con capacità di filo per specie ittiche dalla trota al salmone. I più collezionabili sono marcati con un brevetto del 1923 o prima. Una quantità incredibile di questi mulinelli è ancora in circolazione e la maggior parte di essi funziona a meraviglia, dimostrando la straordinaria durevolezza del mulinello automatico di Martin. In una pubblicità dell'epoca sulla rivista Field and Stream , Martin proclamava: "SIATE PATRIOTTICI, MANGIATE PESCE E RISPARMIATE LA CARNE" Catturate i Vostri pesci usando un mulinello automatico Martin. Questo tipo di retorica può essere oggi interpretata come politicamente scorretta, tuttavia essa costituisce la prova che un tempo le risorse ittiche erano tanto abbondanti da sembrare interminabili. I pescatori a mosca del passato, ad eccezione di pochissimi individui dotati di molto acume, non riuscivano proprio a capire che le schiere di pesci potevano assottigliarsi - sia per eccessivo sfruttamento delle risorse che per impatto ambientale. Ironicamente, con l'attuale stato di pericolo in cui versano le nostre tradizionali zone di pesca, gli appassionati di pesca a mosca e i conservazionisti servirebbero meglio il bene comune mangiando carne e rilasciando la loro preziosa preda selvaggia. La Martin Reel Company è stata sicuramente la forza trainante nella distribuzione in massa di mulinelli automatici negli Stati Uniti. Tuttavia, esistevano anche altri mulinelli da pesca utilizzabili prodotti tra il 1907 e il 1925. Di questi, i mulinelli Kelso, Meisselbach e Pflueger sono quelli che hanno il maggior potenziale per essere collezionati. Il Mulinello Automatico Kelso venne prodotto e distribuito dalla H.J.Frost Company di New York unitamente ad un brevetto per mulinello del 19 novembre 1907. Tutti i mulinelli Kelso sono marcati così. Una levetta di controllo azionabile con un dito per riavvolgere il filo e un meccanismo di ausilio della frizione ad entrambe le estremità della molla interna spiegano la popolarità del mulinello Kelso. La scatola ingranaggi è fatta di alluminio con finitura satinata. Il mulinello automatico Rochester era un parente stretto del Kelso. In realtà, molti prodotti della Rochester Reel Company erano marcati con l'indirizzo 90 Chambers Street, lo stesso luogo presente negli annunci pubblicitari di H.J.Frost. Un altro mulinello automatico da mosca della stessa era è il Carlton brand prodotto sempre a Rochester, New York. I mulinelli automatici per pesca a mosca di questo tipo erano piuttosto costosi se paragonati al mulinello di base a manovella ad azione. La serie Pflueger Superex n° 775 è una grande aggiunta ad ogni collezione di mulinelli Pflueger e porta la stessa data di brevetto del mulinello automatico Kelso, il 1907. In realtà venne prodotto molto più tardi di quanto sembra indicare la data del brevetto. A.F. Meisselbach and Brother del New Jersey, attraverso gli sforzi del loro disegnatore capo di mulinelli Pliny Cattucci, cominciarono a distribuire un mulinello automatico nel 1912 circa. Anche se il primo brevetto per mulinello automatico di Cattucci, assegnato a Meisselbach, venne concesso il 17 giugno 1913, gli annunci pubblicitari a partire dal 1912 presentano in ogni dove le parole "brevetto in corso di registrazione" - indicando che il mulinello era sul mercato nell'intervallo intercorso tra la registrazione della richiesta di brevetto e la data in cui questo venne ufficialmente concesso. Questo pesante modello in "German silver" era provvisto di due cilindri rotanti per guidare il filo. L'albero principale del mulinello era costruito in acciaio al carbonio e scorreva su una serie di cuscinetti in acciaio. Tutte le parti mobili erano in ottone e acciaio temprato. Davvero un mulinello robusto, che, secondo i proclami di Meisselbach, "poteva essere smontato e rimesso insieme da chiunque in cinque minuti". Io non lo credo. Può essere vero che il Meisselbach "German silver" sia uno dei nostri migliori pezzi di antiquariato in fatto di mulinelli automatici, ma i collezionisti dovrebbero dare un'occhiata ad altri bei mulinelli caricati a molla di questo costruttore - i mulinelli Autofly n°660 (dimensione da 30 iarde) e n°665 (dimensione da 50 iarde). Nel 1930 circa i Meisselbach Autofly venivano prodotti in alluminio. L'Autofly non aveva le traverse rotanti dei suoi predecessori, ma aveva una linea migliore ed era notevolmente più leggero. In quell'epoca Meisselbach era già diventato una divisione delle General Industries di Elyria, Ohio. Un pezzo interessante sicuramente da collezionare e con cui pescare è il mulinello automatico da mosca Shakespeare Tru-Art, introdotto nel 1929. Questo recupero ha un congegno che scatta automaticamente quando il pesce abbocca. Il Tru-Art è caratterizzato anche da un guidafilo cromato privo di frizione. Questo capolavoro di ingegneria uscì in tre dimensioni e veniva originariamente venduto al prezzo 6 dollari. Shakespeare sosteneva nelle pubblicità che il Tru-Art era "costruito come un orologio". Della stessa era e molto più difficile da trovare è il modello Heddon Automatic Free-Stripping Reel. Il mulinello ha una finitura in oro con caratteri bianchi incisi sulla parte anteriore. Vista l'attuale tendenza a prestare molta più attenzione ad ogni Heddon collezionabile, questo mulinello arriverà ad avere un valore paragonabile solo ad alcuni dei più antichi mulinelli automatici. Sul fronte europeo alcuni pezzi degni di nota sono stati prodotti dalla DAM tedesca ma soprattutto dalla Pezon et Michel negli anni Cinquanta, accettati e discretamente venduti tra l'altro di buon grado dai pescatori a mosca francesi. Successivamente sono stati largamente copiati da aziende giapponesi che hanno invaso il mercato con imitazioni a basso costo. Questo articolo non poteva terminare senza qualche parola al mulinello italiano semiautomatico per eccellenza, un tributo all'evoluzione dei mulinelli automatici e alla pesca a mosca in genere. Un pezzo di storia del tutto "made in Italy" per il quale veniamo identificati a volte all'estero. Sto parlando ovviamente del Franco Vivarelli, una grande passione tutta italiana che ha dato un frutto tecnologico all'avanguardia e che nonostante le moltissime imitazioni continua ad essere venduto e ricercato in tutta Europa. Ultimamente questa piccola azienda si è riproposta sul mercato americano con nuovi modelli in lega leggera, lasciando nuovamente stupiti clienti e concorrenza.

Giorgio Cavatorti


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